mercoledì 1 agosto 2012

Il nostro e vostro documento

      
                     


31/07/2012
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Associazione
NOI di DESTRA ITALIA
http://www.noididestra.it/          

                 




L’associazione culturale Noi di destra intende dare un contributo al Paese nel particolare momento di difficoltà che attraversa sottoponendo al governo centrale proposte concrete basate sostanzialmente su temi quali il contenimento della spesa pubblica, il recupero di risorse, il rilancio dell’economia.
Gli interventi che seguono, elaborati per un periodo di 24 mesi,  sono frutto del confronto maturato tra gli iscritti e intendono divenire materia di spunto per gli organi competenti


Riduzione del 30% delle indennità a deputati e consiglieri regionali
Riduzione dell’80% delle auto blu
Contributo di solidarietà nazionale del 5% dai cittadini aventi redditi compresi tra i 200.000 e un 1000.000 di euro, del 10% oltre il milione
Pagamento con buoni del tesoro per chi percepisce più di 3.000 euro al mese di pensione
Riduzione della pressione fiscale per gli istituti di che offrono credito agevolato al mondo produttivo
Equitalia: rateizzazione obbligatoria da 72 a 120 mesi
Blocco totale dell’immigrazione, sospensione temporanea della legge Bossi-Fini
Revisione studi di settore al ribasso
Riduzione dell’iva per l’acquisto di immobili da 4 a 0 e dal 20 al 10 per le nuove costruzioni
Incentivi per l’acquisto di auto nuove non inquinanti fino a 1600 cc
Diminuzione del carico fiscale per l’approvvigionamento dell’energia elettrica alle aziende
Tetto massimo fissato entro i 300.000 euro per emolumenti a favore di Dirigenti Pubblici di ogni ordine e grado



L’ Associazione
                      NOI di DESTRA ITALIA


lunedì 23 luglio 2012



IL PARTITO che VORREMMO Partiamo dalle cose concrete: Lo STATUTO . Onorevoli Parlamentari e Regionali non possono essere candidati a cariche di Partito. Possono fare max 2 mandati e poi tornano nel Partito per almeno una legislatura. Coordinatori Provinciali e di Circolo non possono partecipare ad elezioni e il potere decisionale spetta agli esecutivi regolarmente convocati. Bilanci trasparenti . IL PROGRAMMA . Una Destra possibile, realista aperta a tutto il mondo del centrodestra che vuole mantenere il sistema bipolare. Realmente liberale in economia senza assintenzialismi finalizzati al consenso ma con l'assoluta salvaguardia delle fasce " realmente " deboli. Nessuno che lo merita verra' lasciato solo. E soprattutto un vero , sentito NAZIONALISMO da cui far discendere tutti gli atti politici anche impopolari. Se nascera' un Partito cosi ci vedra' al suo fianco. Moreno

mercoledì 18 luglio 2012

modulo adesione

Per la richiesta di adesione e del modulo scivere a noididestra2012@libero.it






   LIBERA  ASSOCIAZIONE  CULTURALE

RICHIESTA DI ADESIONE 2012





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-





Esperienze precedenti:




















Dichiaro di accettare le norme della Statuto. Autorizzo altresì il trattamento dei dati personali sopra 
riportati per comunicazioni legate all’attività del movimento.


Data …………………………………….………………

Firma

Il Presidente dell’Associazione        FIRMO MORENO





lunedì 16 luglio 2012

Il ritorno del Cavaliere

Si profila la sesta campagna (elettorale) d’Italia per Silvio Berlusconi. Lo scrive ilCorriere della Sera. Secondo i sondaggi, se scendesse di nuovo in campo alla testa di un «nuovo Pdl» (per il momento limitiamoci a chiamarlo così) il Cav avrebbe ancora un potenziale del 30 per cento, insufficiente per vincere le elezioni ma abbastanza consistente per condizionare qualunque ipotesi di alleanze dopo il voto del 2013. Qualche considerazione in ordine sparso.
Angelino Alfano ha chiuso. Non ha dato al centrodestra la riscossa di cui c’era bisogno. Il delfino resterà un eterno secondo. E con lui, forse anche quella folta pattuglia di 40-50enni che dovrebbero fare ala al Cavaliere, almeno secondo i suoi intendimenti, per «svecchiare» l’immagine del Pdl. I quali, non a caso, storcono il naso.
Berlusconi cerca una nuova immagine del centrodestra ma non scioglie i nodi politici di questi mesi sul governo Monti. Ancora manca un giudizio univoco sul tecnoesecutivo. Gli elettori vogliono messaggi semplici e diretti, e arriverà il momento delredde rationem, in cui i partiti dovranno esprimersi chiaramente su Monti e anche sul proprio operato, sia esso a sostegno o contrario. Beninteso, questa ambivalenza, questi tentennamenti riguardano tanto il Pdl quanto il Pd.
Ancora: sarà una partita giocata in difesa, tesa a contenere i danni più che a cercare la vittoria. Uno schema «catenacciaro», per usare una metafora calcistica: un modulo poco congeniale a Berlusconi, il quale ha sempre tirato le orecchie agli allenatori del Milan che non puntavano a giocare 90 minuti all’attacco. Non so se un Berlusconi «fuori ruolo» può esprimersi al meglio. Un ruolo di interdizione. Nel gioco degli scacchi, il ritorno del Cavaliere ha il sapore di una mossa che punta alla partita patta. Che però potrebbe aprire altre prospettive su altre scacchiere, compresa quella del Quirinale del dopo Napolitano.


Stefano Filippi

Anche la concertazione è una boiata

Mario Monti ha avuto ieri il coraggio di dire ciò che molti pensano, ma che pochi osano pubblicamente affermare: «La concertazione è la causa di molti dei mali attuali». Il paradosso è che a smontare il mito della concertazione inventata venti anni fa da un tecnico come Ciampi sia un altro tecnico. Ha ragione Monti: l’idea che anche il minimo dettaglio della politica economica di un Paese sia da contrattare con sindacati e organizzazioni imprenditoriali si è rivelata un gigantesco errore. Perché la riforma delle pensioni, per citare un caso, votata dal Parlamento liberamente eletto avrebbe dovuto essere preventivamente contrattata con le parti sociali? Può piacere o no. Questo non è il punto. Ma per quale ragione (se non il recupero di qualche nostalgia corporativa e antidemocratica) le scelte economiche che riguarderanno le prossime generazioni debbono ottenere il preventivo assenso dei sindacati di oggi? Il Parlamento a che serve?
La condivisione della politica economica con le parti sindacali negli ultimi vent’anni ha prodotto più tasse, più spesa pubblica e meno sviluppo. Abbiamo assistito a una favolosa traslazione delle responsabilità per la quale i governi che si sono succeduti sono da condannare (e ce n’è ben donde), ma le parti sociali con cui hanno condiviso tutte le scelte sono ancora lì a dettare le ricette per uscire dall’impasse. Il bilancino dei pesi ha sempre visto i sindacati come azionisti di maggioranza della concertazione. Le loro organizzazioni si reggono in gran parte proprio sui loro informali diritti di veto nelle questioni di politica economica. Berlusconi si è scontrato nel ’94, quando il suo governo aveva ancora velleità riformiste, proprio con il blocco sociale della concertazione. Poi è sceso a patti. E si è visto che fine ha fatto. Ma la concertazione si regge anche sulla gamba datoriale: dei padroni, come si sarebbe detto anni fa. Non è un caso che ieri a criticare l’uscita del presidente del Consiglio, oltre ai sindacati, sia emersa la voce (solitamente silente) del leader di Rete Imprese Italia, l’artigiano Giorgio Guerrini. Le piccole imprese sono state massacrate dalla concertazione: fatta e tagliata per le grandi e per i pensionati. Ma il leader dei piccoli più che alla sua pasticceria probabilmente pensa al suo futuro politico. Le nottate a Palazzo Chigi fanno dimenticare anche ai più sani degli imprenditori la storia e le esigenze delle proprie botteghe. La concertazione ha ammazzato la separazione dei ruoli. Sindacati e imprenditori che pensano di fare i politici. Governi che non hanno il coraggio di adottare misure non condivise con i sindacati. E Parlamenti che votano norme già contrattate altrove.


 Nicola Porro

Una riforma elettorale al nero di seppia

Credo ai simboli e considero un se­gnale il crollo dell’affresco "l’Allegoria di Roma" l’altra notte, proprio in quella sa­la storica. Una spiegazione ce l’ho anche se i periti e i partiti la negheranno...



«A Roma ci siamo e ci resteremo »; è la frase chiave della politica ita­liana e campeggia non a caso nella sala della Lupa dove fu proclamata la Repub­blica. Io credo ai simboli e considero un se­gnale il crollo dell’affresco «l’Allegoria di Roma» l’altra notte, proprio in quella sa­la storica. Una spiegazione ce l’ho anche se i periti e i partiti la negheranno: è stata la Seppia che ha sputato il suo nero in­chiostro per salvarsi. Mi spiego. Da alcune settimane assistiamo a una danza indecente delle Seppie nei fondali della politica. Tutti chiedevamo la rifor­ma della politica per abbattere i suoi co­sti e dimezzare la casta; per ripristinare il diritto costituzionale di scegliersi i pro­pri rappresentanti; per varare un siste­ma elettorale che consenta governi stabi­li e duraturi.
I partiti si dettero tre settima­ne per raggiungere un accordo. E può darsi che un accordo, implicito o segre­to, ci sia, ma opposto alle aspettative: la­sciare tutto come prima, salvo cosmesi.
Ogni giorno i partiti spruzzano propo­ste divergenti e strabiche, alcune troppo pretenziose, altre devianti. Il risultato fi­nale è il nero seppia. Ciascun partito-sep­pia spruzza il suo inchiostro, disperde gli astanti e fa perdere di vista gli obbiettivi. Oggi nessuna vera riforma è praticabi­le, i tagli promessi non ci saranno, le Ca­mere resteranno praticamente le stesse. I polpi parlamentari sono contenti: la Seppia Madre, benché bollita, ha salvato i suoi cuccioli. Anche se crolla tutto, la Re­pubblica e il suo affresco, «a Roma ci sia­mo e ci resteremo». Che idiozia e che schifo.