venerdì 23 novembre 2012

Comitato Noi di Destra per Giorgia Meloni


Giorgia Meloni : IL PERCHE' DI UNA SCELTA . Ho personalmente una certa stima per Angelino Alfano . Non e' certo facile prendere un Partito in fase di discesa di consendi dopo un Leader come Berlusconi . E soprattutto un Partito diviso e condizionato da innumerevoli " personalita' " di varia estrazione e di vario interesse...Poteva far di piu': forse si , ma avrebbe avuto bisogno , forse , di ben altro appoggio da parte di chi l'ha nominato . Giusta l'idea delle Primarie ma esiziale l'appoggio incondizionato da parte di tutto l'establishment del PdL . l'incazzatura del nostro elettorato e' arrivato a livelli che ancora in molti , ai vertici , non hanno ancora capito o non hanno voluto capire . Per questo crediamo che la candidatura di Giorgia Meloni sia una speranza di cambiamento per il futuro del Partito , anche di rottura con le logiche del passato . Questo il senso e se volete la speranza di una scelta .

sabato 17 novembre 2012

L'italiano senza scampo cerca il botto


Cosa deve fare, l'italiano poveraccio, prendere mazzate e star zitto, non esercitare il suo ruolo di cittadino, non cercare vie d'uscita e nemmeno ribellarsi, perché poi finisce con i violenti?



Voi prendete un italiano di qualsiasi età, residenza, ceto, sesso, orientamento politico.Si trova schiacciato tra la morsa di un governo tecnico, che lui non ha voluto e che lo ha ridotto al ruolo di debitore eterno (dico eterno perché lo spremono per pagare gli interessi sui debiti, non per cancellare i debiti stessi), e di una classe politica corrotta e incapace di tutto: di tagliare i suoi costi, di presentare una credibile alternativa ai tecnici o anche solo di concordare una legge elettorale decente.
Se si barrica in casa e si chiude in se stesso, la Malaitalia infierisce lo stesso su di lui senza pietà; non può risolvere a livello individuale i suoi problemi. Se invece rende pubblica la sua protesta, si unisce al popolo e scende in piazza, i facinorosi rendono criminale la sua sacrosanta rabbia. Non ha prospettive di svolta col voto ma solo la possibilità di tradurre il vomito in voto, che è la sua contrazione civica: vota Grillo, che è come dire «Fate schifo». Ma non fa un passo avanti nei suoi problemi, si è solo sfogato.
Cosa deve fare, l'italiano poveraccio, prendere mazzate e star zitto, non esercitare il suo ruolo di cittadino, non cercare vie d'uscita e nemmeno ribellarsi, perché poi finisce con i violenti? Non è mai capitato, credo, di trovarsi in una situazione così, senza sbocchi, senza ripieghi, di alcun tipo.
Quanto pensate che possa durare questa situazione? Tutti aspettiamo il botto. Di chi e di cosa non si sa. Rivoluzione di ciechi nella notte. O un miracolo italiano in primavera.

Video Noi Di Destra


Noi di Destra


1° Incontro Pubblico

















lunedì 12 novembre 2012

PER USCIRE DALLA CRISI


Per uscire dalla crisi italiana è urgente aprire una stagione di riforme di ispirazione democratica, popolare e liberale, legittimate dal voto di milioni di italiane e di italiani, in continuità con quanto di meglio ha realizzato il governo guidato da Mario Monti che ha avuto il merito di rasserenare il clima di intollerabile antagonismo della politica italiana e di restituire prestigio e credibilità all'Italia.
Una tale soluzione non verrà dai partiti politici così come li conosciamo, ma da una presa di responsabilità corale di forze sociali, culture civiche e realtà associative capaci di contribuire attivamente alla rigenerazione e al governo della nazione.
La Seconda Repubblica, che si sta dissolvendo, lascia una pesantissima eredità di sfiducia nelle istituzioni e di distacco tra le stesse istituzioni e i cittadini. È in pericolo la stessa tenuta del paese, frammentato e preso dal pessimismo, con rischi di cedimento della coesione sociale e del vivere insieme.
Questa situazione richiede un urgente e radicale cambiamento della politica e una sua estesa apertura alla società civile, premessa per ogni tentativo di ricostruzione morale, politica ed economica del paese.
Crediamo che i cittadini italiani meritino un'Italia migliore, che ispiri fiducia, prenda sul serio ogni legittimo desiderio di benessere, non abbandoni nessuno. È indispensabile recuperare la speranza e attivare risorse e pensiero contro la lettura vittimista del nostro presente e del nostro futuro. Nel nostro paese da troppo tempo non si riescono a mobilitare le passioni e le idee e istituzioni ingessate hanno perso la loro funzione vitale.
Crediamo che il nostro paese non sia condannato a vivere di furbizie ed espedienti ma possa prosperare sui propri talenti e le proprie virtù, scommettendo sul potenziale di chi è attualmente escluso dalle opportunità di crescita e sviluppo a partire dai giovani e dalle donne.
In questo momento di crisi dobbiamo stringerci attorno alla nostra casa comune. È indispensabile abbandonare definitivamente l'idea e la pratica di uno Stato pervasivo ma inefficiente. Dobbiamo concentrare tutte le risorse pubbliche sui cardini che costituiscono la missione fondamentale dello Stato e delle sue articolazioni. Occorre restituire dignità al lavoro sia come servizio pubblico che come intrapresa privata, tornare a considerare i cittadini singoli e associati e le famiglie come protagonisti e responsabili del bene comune e tutelare i più deboli.
Crediamo che sia necessario rispondere subito alla crisi di fiducia dei cittadini verso le istituzioni rafforzando i processi democratici e la loro trasparenza, contrastando la corruzione, potenziando la vigilanza sui conflitti di interesse che rappresentano una vera minaccia per qualsiasi società giusta e libera.
Sottolineiamo il valore della sussidiarietà per ogni progetto di rinascita civile ed economica del paese, come un’idea forte della persona e del valore della sua iniziativa anche in risposta ai nuovi bisogni.
Crediamo nel valore della coesione sociale e riteniamo necessaria una profonda riforma del modello di welfare, come generatore di opportunità e strumento di promozione umana.
Crediamo che il ritorno alla crescita dell'economia italiana possa venire soprattutto dalla riduzione della pressione fiscale, premiando il lavoro, la produzione e la cultura come i fondamentali motori di sviluppo della nazione.
L'Italia può e deve tornare a giocare in attacco, come nei momenti migliori della sua storia: tornando ad essere un territorio accogliente per l'impresa e gli investimenti, accettando la sfida dell'internazionalizzazione e dell'innovazione e rafforzando i legami di cooperazione tra lavoratori e imprenditori.
Davanti alle molteplici sfide della globalizzazione, la politica italiana deve abbandonare ogni provincialismo e darsi una visione del proprio ruolo nel futuro, investendo sull'unità europea quale via maestra per affrontare i problemi del XXI secolo.

NOI DI DESTRA 1° INCONTRO

VI ASPETTIAMO NUMEROSI, CONFERMARE SU FB LA PRESENZA

https://www.facebook.com/events/444181295640625/


Un Paese in preda a Paurology


Ma che Paese siamo diventati? Abbiamo aderito in massa alla setta spaventata di Paurology e vivia­mo ogni allerta con terrore preventi­vo: allarmi atmosferici, medici, econo­mici, allegorici. Da Genova a Roma e a sud chiudono scuole e uffici nel timo­re di catastrofi eventuali. Temiamo il Terremoto, e arrestiamo gli scienziati se non sono abbastanza stregoni da predire con precisione la Sfiga.Temia­mo l’Alluvione e temiamo l’Infezione, temiamo il sole e il mare, le slavine e i cicloni altrui, a volte anche la collisio­ne di pianeti.
La chiamano prevenzio­ne, ma è fifa cosmica. Temiamo la ma­lavita, organizzata e improvvisata; te­miamo guardie e ladri, sia guardie di fi­nanza o polizia che ladri in casa e fuo­ri; temiamo il fisco,gl’immigrati,la cri­si economica e il gatto mammone. Te­miamo di finire come la Grecia, abbia­mo paura di spendere e pure di tener­ci i soldi; temiamo di perdere tutto an­che se nullatenenti.
I sacerdoti di Paurology imperversa­no nei media, in tv, nel web e trasmet­tono il contagio come il virus dei com­puter.
Viviamo come quei vecchi che hanno perso uso di mondo e si barrica­no in casa, tra allarmi, porte blindate e catenacci. Un po’ di fatalismo, diami­ne. Per ogni malcapitato di cui parla­no i giornali ci sono migliaia di perso­ne che vivono tranquille. Su, credete almeno alla statistica. Certo, prima o poi succederà... Gli americani credo­no ancora alla favola del meglio che deve ancora venire, noi invece abbia­mo un timore maligno che ci stronca prima ancora di colpirci. Ci tumulia­mo da vivi per prevenire la morte.
 - Dom, 11/11/2012